IMPT / LA NOSTRA STORIA

Le nostre origini

Ogni leggenda ha un inizio. Questa è la nostra.

IMPETUM POTENTIA [IMPT] · ARCHIVI STORICI · CRONACHE DI GUERRA

Fuga da Delamar

16 settembre 2931 — Sistema Stanton

Sto riprendendo conoscenza. Il respiro è affannoso, la testa sembra sul punto di esplodere e ogni tentativo di muovermi provoca una fitta lancinante. Sento la sabbia insinuarsi nelle narici, mentre il vento caldo di Delamar mi graffia il viso. Ho la gola completamente secca e un solo pensiero continua a tormentarmi: acqua. Cerco di aprire gli occhi, ma la polvere rende difficile distinguere ciò che mi circonda. Il comunicatore emette soltanto un debole fruscio e, in lontananza, riesco ancora a percepire il rumore degli spari.

«Qualcuno mi riceve? Rispondete!» provo a chiamare, cercando nel frattempo di rialzarmi.

I ricordi riaffiorano lentamente. L'esplosione, la granata, i miei compagni scaraventati a terra dall'onda d'urto. Io e l'intera divisione IMPT siamo stati colpiti durante la ritirata e non ho idea di quanto tempo sia trascorso. Poi tutto torna alla mente: la missione, l'infiltrazione e le informazioni sottratte alla UEE. Eravamo riusciti a impossessarci dei dati riservati sulle rotte dei convogli commerciali che trasportavano armamenti, ma qualcuno deve essersi accorto della nostra presenza. Ora ci stanno dando la caccia.

Mi sollevo a fatica, cercando di individuare gli altri attraverso la sabbia. Poco distante riconosco finalmente la sagoma della nostra Anvil Valkyrie. La nave è ancora lì, apparentemente integra, e rappresenta la nostra unica possibilità di lasciare Delamar.

«La Valkyrie! Muoviamoci!»

Uno sparo interrompe ogni movimento. Uno dei nostri viene colpito e crolla sulla sabbia, mentre il sangue comincia a impregnargli la tuta. Mi getto istintivamente a terra, cercando di individuare il tiratore, ma la visibilità è troppo scarsa.

«Cecchino! Al riparo!»

Il tiratore deve trovarsi in una posizione favorevole, perché ogni nostro tentativo di avanzare viene accolto da nuovi colpi. Restare immobili, però, significa offrirgli tutto il tempo necessario per eliminarci. Decidiamo quindi di muoverci verso la nave alternandoci nel fuoco di copertura, sfruttando le rocce e gli avvallamenti del terreno.

«Copriteci! Recuperiamo il ferito!» ordina il comandante.

Ci muoviamo rapidamente, mentre i proiettili sollevano piccole esplosioni di sabbia attorno a noi. La Valkyrie sembra vicina, eppure ogni metro richiede uno sforzo enorme. Riusciamo a raggiungere il compagno ferito e cominciamo a trascinarlo verso una posizione più sicura, quando scorgiamo altre sagome armate avanzare dal fianco opposto. Sono soldati della UEE e stanno tentando di accerchiarci.

Poi sento uno sparo dal rumore inconfondibile. Una Gemini L86. Ne ho utilizzate molte in passato e conosco perfettamente la potenza di quell'arma. Mi volto istintivamente, appena in tempo per vedere il nostro comandante barcollare e cadere pesantemente sulla sabbia.

«Comandante a terra! Copertura!»

Mi precipito verso di lui insieme a un altro compagno. È stato colpito gravemente e fatica a mantenere conoscenza. Cerchiamo di tamponare la ferita, ma non possiamo fermarci a lungo: il fuoco nemico continua a intensificarsi e i soldati della UEE si stanno avvicinando.

«Lasciatemi... andate...» riesce a mormorare.

«Neanche per sogno. Vieni con noi.»

Lo afferriamo sotto le braccia e riprendiamo l'avanzata. Fortunatamente il vento di Delamar sta aumentando d'intensità e la sabbia sollevata dalle raffiche forma una cortina sempre più fitta, riducendo drasticamente la visibilità. Approfittiamo della tempesta per coprire gli ultimi metri che ci separano dalla Valkyrie, mentre il fuoco nemico diventa meno preciso.

«Rampa aperta! Forza!»

Raggiungiamo finalmente la rampa posteriore e trasciniamo i feriti nel vano di trasporto truppe. Gli ultimi proiettili colpiscono la fusoliera mentre il portellone comincia a chiudersi. Per un istante penso che il peggio sia passato, ma gli allarmi della nave mi riportano immediatamente alla realtà.

I motori non rispondono correttamente, stiamo perdendo carburante e dal compartimento tecnico si levano fumo e fiamme. I colpi d'artiglieria devono aver danneggiato una delle condotte di alimentazione, compromettendo seriamente il sistema di propulsione. Se non riusciamo a contenere la perdita, non lasceremo mai Delamar.

«Perdita di carburante! Vado a chiuderla!»

Uno dei nostri si precipita verso il compartimento danneggiato, mentre cerchiamo di riattivare i sistemi. All'esterno i soldati continuano a martellare lo scafo e ogni nuovo impatto fa tremare la struttura. Il nostro compagno raggiunge la condotta e tenta di ripararla, ma un'improvvisa esplosione scuote violentemente l'intera nave. Vengo sbalzato contro una paratia e, appena riesco a rialzarmi, mi precipito verso di lui.

Lo trovo riverso sul pavimento, circondato dai resti dell'equipaggiamento. Mi inginocchio accanto a lui e provo a rimuovergli la tuta per prestargli soccorso, ma quello che vedo mi lascia senza fiato. Il calore ha devastato la sua pelle, fondendo parte delle protezioni con le fibre metalliche dell'equipaggiamento. Le ustioni sono terribili e il suo corpo è quasi irriconoscibile.

«Resisti! Ti tiro fuori!»

Non ricevo risposta. Cerco ancora qualche segno di vita, ma le ferite sono troppo gravi. Comprendo che non sopravvivrà e, per quanto sia difficile accettarlo, devo tornare dagli altri. Non possiamo permetterci di perdere altro tempo.

«Due motori operativi! Si decolla!»

Raggiungo il vano di trasporto proprio mentre la Valkyrie comincia lentamente a sollevarsi dal terreno. Due dei gruppi propulsivi danneggiati sono miracolosamente tornati in funzione, ma la struttura vibra in maniera preoccupante e gli allarmi continuano a segnalare guasti. Il pilota aumenta gradualmente la potenza, cercando di mantenere stabile la nave mentre gli ultimi colpi nemici raggiungono la fusoliera. Finalmente acquistiamo quota e lasciamo alle nostre spalle la superficie di Delamar.

«Hornet a ore sei!»

Il pilota tenta di aumentare la velocità, ma i motori danneggiati non rispondono come dovrebbero. Alle nostre spalle, un Anvil F7A Hornet Mk I della UEE si avvicina rapidamente, portandosi in posizione di tiro.

«Ci ha agganciati!»

«Ci penso io!» risponde il torrettiere, aprendo il fuoco.

Una raffica di colpi attraversa lo spazio tra le due navi, mentre il pilota tenta disperatamente di sottrarsi alla linea di tiro del caccia nemico. L'Hornet risponde con una precisione devastante e una raffica raggiunge direttamente la postazione del torrettiere, mandando in frantumi la vetratura e provocando un'immediata depressurizzazione.

«Torretta colpita! Rispondi!»

Attraverso il comunicatore sentiamo soltanto un respiro affannoso, interrotto da rumori metallici e interferenze. Il nostro compagno sta perdendo ossigeno e non riesce più a respirare.

«Resisti! Arriviamo!»

Ma la torretta è ormai esposta al vuoto e non abbiamo modo di intervenire abbastanza rapidamente. Per qualche secondo continuiamo a chiamarlo, sperando in una risposta, finché anche il suo respiro scompare dalle comunicazioni. È morto combattendo, cercando di proteggere una nave che sembrava ormai condannata. Di lui resterà il ricordo di un eroe, uno di quegli uomini capaci di affrontare la morte pur di non abbandonare i propri compagni.

«Ci abbatteranno! Verso gli asteroidi, subito!»

Con la Valkyrie gravemente danneggiata, ci dirigiamo verso il campo di asteroidi di Cellin. Il pilota sfrutta le enormi formazioni rocciose per ostacolare l'inseguitore, compiendo manovre rischiosissime tra masse di pietra che sembrano sfiorare continuamente lo scafo. Ogni vibrazione mi fa temere che la nave possa cedere da un momento all'altro, ma non abbiamo alternative: in uno scontro diretto contro l'Hornet non avremmo alcuna possibilità.

«Hornet ancora dietro!»

Il pilota corregge bruscamente la rotta, infilando la Valkyrie tra due enormi masse rocciose. Lo scafo vibra violentemente e, per qualche istante, il segnale nemico scompare dal radar.

«Contatto perso... nuova scansione!»

Trascorrono alcuni secondi interminabili, poi arriva finalmente la conferma.

«Nessuna traccia. Li abbiamo seminati!»

Un sospiro di sollievo attraversa la cabina, ma nessuno ha voglia di festeggiare. Abbiamo perso troppi compagni per considerarla una vittoria. Il comandante è gravemente ferito, la Valkyrie necessita di riparazioni urgenti e i pochi superstiti sono esausti. Mi guardo attorno, osservando i volti segnati dalla stanchezza, e ripenso a quelli che non rivedremo mai più.

Eppure siamo riusciti a conservare i dati sottratti alla UEE. Le informazioni sulle rotte dei convogli di armamenti sono ancora con noi e potrebbero rivelarsi fondamentali per le future operazioni di IMPETUM POTENTIA. È difficile pensare al loro valore dopo tutto quello che è accaduto, ma sappiamo che i nostri compagni hanno sacrificato la vita proprio per permetterci di portarli via.

Dopo un viaggio che sembra interminabile, distinguiamo finalmente la sagoma di Security Post Kareah. La vecchia installazione, ormai abbandonata da tempo, rappresenta il rifugio ideale. Difficilmente la UEE immaginerà che abbiamo scelto proprio una delle sue strutture dismesse per nasconderci.

«Kareah in vista. Prepararsi all'attracco.»

Osservo la stazione avvicinarsi lentamente attraverso il vetro della cabina. Per la prima volta da quando ho ripreso conoscenza sulla sabbia di Delamar, sento che forse riusciremo davvero a sopravvivere. Ma il sollievo dura poco. Continuo a pensare al compagno morto nel compartimento tecnico, al nostro torrettiere e a tutti quelli che abbiamo lasciato indietro. Siamo riusciti a fuggire, ma il prezzo pagato è stato terribile.

«E adesso?» domanda uno dei superstiti, indicando il dispositivo contenente le informazioni rubate.

Rimango a fissarlo per qualche istante. Quelle rotte, quei carichi e quegli orari sono costati molto più di quanto avessimo immaginato. Non possiamo permetterci di sprecarli.

«Prima i feriti e la nave. Poi penseremo ai dati.»

Il pilota avvia le procedure di avvicinamento alla stazione mentre gli altri cominciano a occuparsi dei feriti. La missione è terminata, ma nessuno di noi potrà dimenticare quello che è successo su Delamar. Abbiamo perso uomini valorosi e rischiato di perdere tutto per quelle informazioni. Ora spetta a noi decidere come utilizzarle e dare un senso al sacrificio dei nostri compagni.

Siamo riusciti a sfuggire alla UEE. Ma la vera sfida comincia adesso.

FINE DEL RAPPORTO · IMPETUM POTENTIA [IMPT] · 2931